
Al ritorno da una vacanza o dopo qualche giorno trascorso lontano da casa può capitare che un bambino faccia una cosa capace di mettere alla prova qualsiasi genitore: disseminare giochi ovunque.
Prima di affrettarsi a ristabilire l’ordine, però, può essere interessante osservare quel disordine con occhi diversi. Tirare fuori i propri giochi, ritrovarli e distribuirli negli ambienti può essere anche un modo per riconoscere nuovamente ciò che è familiare, ritrovare il proprio spazio e, in qualche modo, riprenderne possesso.
Naturalmente arriva anche il momento di riordinare. Ma il riordino non deve necessariamente trasformarsi in un comando: «Metti tutto a posto!».
Può diventare invece un’attività da fare insieme.
Alla sera, per esempio, si possono accompagnare i giocattoli nelle loro “casette”, salutarli e augurare loro la buona notte. La macchinina torna nel suo contenitore, i pupazzi nella cesta, le costruzioni nella loro scatola. Un gesto molto semplice può così trasformarsi in un piccolo rito quotidiano che accompagna il passaggio dal gioco al riposo.
E se il bambino desidera portare con sé a letto un pupazzo o un altro gioco particolarmente caro, perché non concederglielo? Quell’oggetto può diventare una presenza rassicurante durante la notte.
In questo modo anche l’ordine cambia significato: non è soltanto una regola imposta dagli adulti, ma un momento tranquillo, condiviso e prevedibile.
E il genitore non insegna semplicemente a mettere in ordine: insegna a prendersi cura delle proprie cose, del proprio spazio e della relazione con chi gli sta accanto.
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