
Ruth Goldman, una donna ottantenne affetta da demenza senile, viene accompagnata dal figlio in casa di riposo. Dovrà accettare la vita assistita e il mutare della memoria, dei desideri e dell'identità.
Per riuscire ad apprezzare questo film bisogna metterci un'avvertenza grossa come lo schermo: non è un film sull'alzheimer, ma un film su come stare accanto ai malati di alzheimer.
Il film parla infatti di delicatezza, accoglienza, accettazione. E lo fa in un ambiente fantastico (dove la trovi una casa di riposo così, con personale così disponibile e rilassato?) e immune da qualunque difficoltà. Non c'è la rabbia dell'alzheimer, non ci sono i cambi d'umore, i turpiloqui, la caduta dei freni inibitori eccetera.
È un film dove il fuoco è concentrato su un punto piccolissimo: il tocco familiare con cui interagire con i malati di alzheimer.
Forte di questa consapevolezza, puoi allora goderti il film, che (lo scoprirai solo a posteriori) è costruito con una serie di rimandi allegorici molto sottili.
Opera prima, credo che sia più un'esigenza dell'autrice che un vero moto comunicativo.
Puoi guardare il trailer (e leggere tutti i dati sul film) su YouTube: https://youtu.be/i1iLM8TFbog.
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