Non riesco ad avere un bambino e mi sento incompleta
Se per te la gravidanza ha significato (magari ripetutamente) l’esperienza di dolore per la perdita e per un sogno infranto, forse posso aiutarti ad affrontare meglio un vissuto (purtroppo comune) della donna che vede sfumare la possibilità di diventare mamma

È facile constatare che, sia nei media sia nelle discussioni tra amiche, c’è una grande attenzione verso la gravidanza e pochissima agli avvenimenti che, bruscamente e inaspettatamente, provocano la sua interruzione.
Per fare un po’ di chiarezza, è utile specificare che si distinguono diversi tipi di perdita, in gravidanza e dopo il parto:
- aborto spontaneo (entro i primi tre mesi)
- interruzione di gravidanza
- morte in utero
- morte perinatale.
Prima di parlare dei vissuti delle donne conseguenti da queste esperienze, è opportuno cercare di descrive che cosa significa aspettare un bambino, in modo da entrare nel vissuto personale e non limitarsi a una semplice analisi ginecologica.
La gravidanza cambia la donna
Il percorso di gravidanza il più delle volte non è programmato: accade.
In conseguenza di ciò, nella donna inizia a formarsi, prima ancora del cambiamento fisico, una idea di sé come madre e una immagine del bambino/a che nascerà. La futura madre sperimenta nei mesi seguenti cambiamenti fisici e il suo corpo produce ormoni specifici e neurotrasmettitori che rendono possibile l’acquisizione della funzione genitoriale.
Durante i nove mesi di gravidanza la donna scopre e approfondisce questo legame, che la prepara ad assumere il proprio ruolo di madre: ricorda la propria infanzia e il proprio essere figlia, il corpo muta e si prepara ad accogliere una nuova vita trasformandosi per permettere al bambino/a di essere accudito. Tali cambiamenti sono comuni a tutte le madri, anche a quelle per le quali non ci sarà un lieto fine.
L'aborto e l'interruzione della gravidanza: trauma e lutto
Devo purtroppo constatare la difficoltà di molti medici a dare una spiegazione scientifica e chiara circa gli aborti spontanei, in particolare nel momento in cui non sono riscontrabili cause di tipo fisico e fisiologico: ci sono infatti molti casi in cui, nonostante i numerosi esami, non si riscontrano anomalie fisiche.
L’interruzione della gravidanza entro i primi tre mesi o la perdita del bambino segnano una rottura con una parte della vita della donna (quella prima del concepimento) e il dopo; tale perdita provoca un arresto brusco. La perdita del bambino, sia che avvenga nei primi tre mesi, durante la gravidanza o alla nascita, provoca un trauma che obbliga la madre e la coppia a mettere da parte (temporaneamente, ripetutamente o per sempre) la propria idea di diventare genitori.
Le reazioni di fronte alla perdita possono essere varie e differenti; in particolare, per la donna possiamo parlare di lutto. Sia che la perdita si verifichi durante la gravidanza o alla nascita, si tratta di un lutto come gli altri se si considera l’intensità, l’espressione e i bisogni. Purtroppo rispetto alle altre situazioni, questo lutto non viene sempre considerato in modo adeguato all’esterno, in particolare nelle situazioni di aborto spontaneo, che si verifica nei primi tre mesi.
La tendenza comune di chi circonda la coppia è sottovalutare la sofferenza e stimolare le coppie ad andare avanti perché giovani. Frasi ricorrenti e di circostanza sono: “Non era un bambino” e “Ci sarà ancora un’occasione”.
Concretamente però il feto è un essere vivente che sta crescendo. La sofferenza emerge perché nella prima fase c’è un lavoro mentale e psicologico dei futuri genitori, i quali iniziano a costruirsi un’immagine del proprio figlio e del loro essere genitori.
I vissuti della mamma mancata
Che cosa prova una donna che vede infrangersi il suo sogno di diventare madre nei primi mesi di gravidanza? I vissuti sono vari:
- colpa
- rabbia
- tristezza
- inadeguatezza.
La donna che vive questa esperienza di perdita e di lutto profondo tende ad alternare momenti di rabbia verso sé stessa e tristezza per la perdita. Sono donne che provano senso di colpa e inadeguatezza pensando di non essere adatte a donare la vita, che sono solo portatrici di morte.
Questi vissuti e tali pensieri su di sé portano molto spesso all’isolamento; infatti a causa del dolore provato per il lutto preferiscono uscire poco, incontrare poco gli amici ed evitare particolarmente tutti i luoghi e le persone che hanno bambini piccoli. In un primo momento c’è il rifiuto della socialità e c’è la tendenza a chiudersi in sé stesse.
A volte smettono anche di parlarne per la scarsa comprensione di chi le sta intorno, che spesso tendono a invitare a cercare subito un altro bambino e a sminuire la gravità e il dolore provato.
I vissuti del padre mancato
Lo stesso accade nei compagni o mariti, che oltre a dover gestire il proprio dolore si trovano a dovere gestire differenti aspetti burocratici e sostenere la compagna. Spesso il dolore porta a numerose discussioni e difficoltà nella coppia; in particolare la donna potrebbe iniziare anche a ritirarsi sessualmente per paura di rivivere la stessa esperienza.
Come affrontare una gravidanza non portata a termine
Come detto, stiamo parlando di un lutto; come per tutti i casi simili, è importante prendere e dare tempo, impegnarsi e acquisire strumenti per poterlo affrontare. È necessaria consapevolezza e ascolto dei propri vissuti, in modo da riprendere le redini della propria vita e stabilire un nuovo equilibrio.
L’errore più comune è nascondere quanto accaduto, magari sostituendo la maternità interrotta con una nuova. Tuttavia, questa modalità non favorisce la restituzione della salute, non cura le ferite e non facilita la costruzione di una nuova maternità, rischiando di sovraccaricare i nuovi nati di maggiori aspettative o di farli sentire schiacciati dalla presenza ingombrante dei fratelli non nati.
Che cosa fare? È importante, per chiunque si trovi a vivere una situazione simile, attivarsi il prima possibile per verificare che a livello fisico e fisiologico non ci siano anomalie o infezioni. In secondo luogo è opportuno chiedere sostegno psicologico per elaborare il trauma e il lutto. Credo sia indispensabile dare un nome a ciò che fa soffrire e stare male prima di recuperare la serenità e l’equilibrio necessario per cercare nuovamente un bambino. Ritengo inoltre fondamentale lavorare affinché sia la donna sia l’uomo che vivono l’esperienza dell’aborto recuperino un’idea di sé positiva e un senso di sé come persone di valore e adeguate.