Sindrome da rientro: alcuni consigli pratici

La sindrome da rientro (o post holiday blues o anche post-vacation syndrome) è definita come una condizione di malessere che può andare da lieve a intenso e si manifesta alla ripresa della vita quotidiana dopo un periodo di vacanza. Ma puoi affrontarla serenamente

A sinistra, l'uomo sdraiato in spiaggia. A destra, l'uomo chiuso in ufficio. A volte, tornare al lavoro è più che una seccatura...

La sindrome da rientro è una condizione transitoria, con una durata variabile da qualche giorno fino a due settimane. Si tratta di una sindrome comune: le ricerche stimano infatti che colpisca circa un terzo della popolazione.

In quest’articolo cerco di dare risposta alle domande più frequenti sulla sindrome da rientro.

Come si manifesta la sindrome da rientro?

La sindrome da rientro si esprime attraverso sintomi simili a quelli che caratterizzano i disturbi d'ansia:

  • irritabilità
  • angoscia
  • insonnia o ipersonnia
  • mancanza di energia
  • difficoltà a concentrarsi
  • sintomi somatici quali tachicardia, sudorazione eccessiva, dolori.

Come posso affrontare la sindrome da rientro?

Ecco alcuni suggerimenti per attraversare la sindrome da rientro il più serenamente possibile.

  • Fai una lista delle “cose da fare”, sia in ambito lavorativo, sia nell’ambito della vita personale. Separa ciò che deve essere assolutamente fatto nel giro di pochi giorni da tutto ciò che può essere rimandato. Questo può aiutare a diminuire la sensazione di essere sovrastati dalla mole di impegno.
  • Inserisci nella programmazione della settimana almeno un'ora per te, dedicata ad un'attività gradita, anche molto semplice. Potrebbe essere, ad esempio, un'attività sportiva, cucinare una nuova ricetta, guardare quel film che da tempo desideravi vedere.
  • Organizza, nel breve periodo, una giornata da dedicare a qualcosa che ti piace ma che non hai la possibilità di fare spesso; ad esempio, una gita fuori porta, un pranzo tra amici o anche una giornata di totale relax.

La sindrome da rientro può presentarsi in ogni periodo dell'anno, ma quando si presenta a gennaio, in corrispondenza dell'inizio dell'anno nuovo, può avere caratteristiche particolari.

Che cosa rende la sindrome da rientro diversa rispetto ad altri momenti?

Di norma, l'inizio dell'anno nuovo si associa spesso ad una sorta di “bilancio esistenziale” personale dell'anno appena terminato.

Se ti trovi a fare queste riflessioni su di te mentre stai affrontando la sindrome da rientro, è probabile che il tuo bilancio trascuri le voci positive e sottolinei invece le voci negative.

Devo quindi evitare le riflessioni su di me?

No, perché potrebbero essere occasioni importanti di crescita personale.

Tuttavia, è bene avere un’accortezza: non devi permettere che quello che hai o non hai fatto durante l'anno diventi il metro di giudizio con cui stabilisci il tuo valore di persona.

Come posso calibrare in modo sano il giudizio su di me?

Facciamo l’esempio di una situazione comune…

Lo studente riceve tutto l'anno dei voti, cioè dei giudizi sulla propria prestazione. Questi giudizi non misurano il suo valore come persona ma semplicemente valutano il suo grado di competenza in quella specifica materia. È importante rendersi conto di questa differenza.

Tradizionalmente, inoltre, l'inizio del nuovo anno è un momento molto fertile di buoni propositi per l'anno che inizia. Anche per quanto riguarda il progettarsi, se è pensato mentre ci si trova a gestire la sindrome da rientro, è possibile che progetti e aspettative siano mal calibrati: irrealistici oppure al ribasso.

Dovrei, quindi, evitare anche i buoni propositi per l'anno nuovo?

Di nuovo la risposta è no. Anche i buoni propositi potrebbero essere occasioni importanti di crescita.

Tuttavia è importante chiedersi quanto questi progetti nascano dai propri desideri e quanto siano influenzati dai potenti condizionamenti familiari, sociali e culturali a cui tutti siamo sottoposti.

Citando Zerocalcare (dalla serie “Strappare lungo i bordi”), "... Pensavamo che la vita funzionasse così, che bastava strappare lungo i bordi, piano piano, seguire la linea tratteggiata di ciò a cui eravamo destinati e tutto avrebbe preso la forma che doveva avere…invece sotto l'occhi c’abbiamo solo ste cartacee senza senso, che so’ proprio distanti dalla forma che avevamo pensato”.

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E se ho paura che il malessere sia più grave?

Distinguere tra la sindrome da rientro e problemi psicologici più seri, come l'ansia o la depressione, è fondamentale per affrontare la situazione nel modo giusto. Riporto qui alcuni criteri per capire le differenze.

Durata dei sintomi

Sindrome da rientro

I sintomi sono transitori e tendono a diminuire nel giro di 1-2 settimane, man mano che ci si riadatta alla routine.

Problemi più seri

I sintomi persistono per diverse settimane o mesi, senza miglioramenti significativi.

Intensità dei sintomi

Sindrome da rientro

Sensazione di malessere lieve o moderato.

È comune sentirsi stanchi, svogliati o leggermente tristi, ma ciò non impedisce di svolgere le attività quotidiane.

Problemi più seri

Sintomi più intensi che interferiscono con la capacità di lavorare, socializzare o svolgere attività quotidiane.

Ad esempio: forte apatia, senso di inutilità, attacchi di panico.

Ampiezza dei sintomi

Sindrome da rientro

Colpisce soprattutto il rapporto con la routine (ad esempio, difficoltà a concentrarsi al lavoro o sensazione di nostalgia per le vacanze).

Problemi più seri

Coinvolgono più aree della vita: lavoro, relazioni, salute fisica, e percezione di sé.

Possono includere pensieri negativi ricorrenti o sensazione di disconnessione emotiva.

Manifestazioni fisiche

Sindrome da rientro

Sintomi fisici lievi, come stanchezza o difficoltà a dormire, dovuti principalmente al cambiamento del ritmo vacanza-lavoro.

Problemi più seri

Sintomi fisici più marcati e cronici, come insonnia grave, dolori muscolari persistenti, o mancanza di appetito per lunghi periodi.

Presenza di fattori scatenanti specifici

Sindrome da rientro

I sintomi sono legati a un evento specifico (il ritorno dalle vacanze).

Problemi più seri

I sintomi possono essere presenti indipendentemente da eventi specifici e possono peggiorare senza una causa apparente.

Risposta alle strategie di gestione

Sindrome da rientro

Le strategie pratiche (ad esempio, stabilire una routine, concedersi piccoli piaceri) aiutano a migliorare rapidamente.

Problemi più seri

Le tecniche di auto-aiuto hanno un effetto limitato o nullo; potrebbe essere necessario un supporto professionale.

Se i sintomi includono uno o più dei segnali seguenti, potrebbe essere il caso di rivolgersi a uno psicoterapeuta o a uno specialista.

  • Persistenza dei sintomi oltre le 2-3 settimane.
  • Perdita di interesse per attività che normalmente danno piacere.
  • Pensieri negativi ricorrenti, come inutilità o colpa eccessiva.
  • Difficoltà estreme a svolgere attività quotidiane (come il lavoro o il prendersi cura di sé).
  • Sintomi fisici marcati che non migliorano con il riposo o le cure di base.

Non rincorrere i fantasmi… Invece, chiedi a un professionista di aiutarti a fare chiarezza su ciò che vivi e a identificare il problema. In questo modo, potrai compiere passi concreti per il tuo benessere.