Sì o no lo smartphone per mio figlio? E quando? E quanto?

L’uso dello smartphone da parte dei figli è uno dei più comuni timori dei genitori. Anziché proporre regole, ti invito a guardare ciò che c’è sotto. Poi decidi tu

Bambina che con il cellulare inquadra un bosco per fare la foto

Tutte le mamme e i papà prima o poi si trovano a dover affrontare l’uso dello smartphone da parte dei figli. In particolare, qui mi riferisco ai figli in età preadolescenziale, poiché l’adolescenza porta con sé considerazioni che vanno approfondite in modo specifico.

La domanda che viene posta è spesso triplice:

  • È giusto lasciare che i bambini usino lo smartphone?
  • E per quanto tempo?
  • E in quali momenti della giornata?

Si tratta di un problema diffuso. In questo articolo ti invito a prenderlo in considerazione da un punto di vista differente dal solito.

La nascita del problema

Di solito, ci sono due momenti in cui un genitore inizia a porsi il problema:

  • quando nota che il bambino è sempre attaccato al tablet o allo smartphone e che l’attività principale della sua vita sta diventando fare i giochi con questi strumenti o guardare i cartoni su Internet
  • quando qualcuno (di solito uno zio, un nonno o la baby sitter) propone al bambino di guardare un film sullo smartphone per farlo stare calmo per un po’, in modo da riprendere fiato.

In entrambi i casi, nel genitore scatta la preoccupazione: ma che vita sto preparando per il mio bambino? Sarà capace di vivere nella realtà e di costruirsi una vita sociale?

Sono domande legittime. Sono domande importanti. E sono anche domande sbagliate.

Così come è sbagliato il giudizio sottostante: passi troppo tempo con lo smartphone!

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Lo smartphone esiste da sempre

Ti invito a partire da una considerazione storicamente assurda: lo smartphone esiste da sempre. Certo, non come dispositivo elettronico, ma come strumento che cattura in modo pervasivo l’attenzione dei bambini e dei ragazzi, al punto che se lo portano sempre appresso (compreso a tavola) e che non riescono a staccarsene. Non solo vogliono quell’oggetto, ma ogni discorso verte su di esso.

Ti propongo a ritroso un elenco di oggetti che hanno svolto in passato la funzione dello smartphone:

  • prima degli smartphone c’erano i Game Boy
  • prima dei Game Boy c’erano le Barbie, le macchinine, i fumetti e oggetti simili
  • prima ancora c’erano i libri di avventura.

Ogni epoca ha avuto i suoi poli d’attrazione per i ragazzi, inevitabilmente demonizzati dai benpensanti:

  • Sempre con quei libri! Quand’è che leggerai qualcosa di serio?
  • Sempre con quei fumetti! Poi ti verranno gli occhi storti!
  • Sempre con quelle bambole/macchinine/soldatini/supereroi! Ma quando cresci?
  • Sempre con quel Game Boy! Ma va a finire che diventerai del tutto scemo!

Cambiano i tempi e cambiano gli oggetti, ma la questione è sempre la stessa: i ragazzi sono attratti da un oggetto che cattura tutta la loro attenzione e che monopolizza il loro interesse. Di fronte a questo atteggiamento, che gli adulti non comprendono e che spesso bollano come mania, i genitori sono spaventati. Si sentono inermi e si arrabbiano con i ragazzi, dando loro limiti arbitrari e minacciandoli di privarli dell’oggetto del loro interesse se non si comportano bene.

A sinistra, una bambina minaccia chi volesse portarle via lo smartphone. A destra, un bambino si giustifica dicendo che lo stava mettendo viaClicca per ingrandire

Ci dev’essere qualcosa di sbagliato...

La differenza la fa la relazione

Il fatto che i ragazzi siano fortemente interessati a un oggetto è in realtà una benedizione. Vuol dire che quell’oggetto va a sollecitare un aspetto vitale del bambino, che è bene non soffocare.

Non si può impedire a un bambino o a un ragazzo di essere vitale, a meno di non mortificarlo. Invece, lo si può aiutare a impregnarsi di questa sua vitalità, in modo che diventi una sua qualità di cui lui stesso è cosciente. Ma è necessario che il genitore (o chi per lui) sia disposto a creare una relazione.

Guardare il film sul tablet insieme al ragazzo non è sufficiente. Occorre fare proprio da mediatore tra il film e il ragazzo.

Cos’è che ti piace? Che cosa ti spaventa? Che cosa ti fa arrabbiare? Secondo te, chi sono i buoni e chi sono i cattivi? E perché i cattivi sono cattivi, secondo te?

Queste domande e altre di questo genere, se fatte in un clima di complicità e non inquisitorio, spalancano al ragazzo le porte del suo mondo interiore. Ma non solo: se anche il genitore parla sinceramente di sé (“A me il Joker mi fa tanto spavento, ma credo che sia cattivo perché nessuno gli ha mai voluto bene”) dona al figlio gli strumenti per conoscere mamma e papà.

Parlare con il figlio di ciò che lui vive quando fa un videogioco, di che cosa lo diverte, è un ottimo modo per portare alla luce le sue capacità e i suoi bisogni. Non dimentichiamo che ognuno di noi ha costantemente bisogno di rinforzi positivi e che, per un bambino, la musichetta che festeggia il passaggio di livello è proprio questo: “Sei bravo!”.

È una cosa di cui ha bisogno.

Perciò, la vera questione è: non basta proibire lo smartphone! Occorre trovare qualcos’altro con cui sostituirlo, qualcosa che offra al ragazzo la stessa gratificazione.

E, come ho detto prima, questo qualcosa d’altro è fatta dalla relazione complice con l’adulto.

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Altrimenti, perché staccarsi dallo smartphone?

Le domande dell'adulto

Come ho detto, è facile che un adulto sia spaventato dalla pervicacia con cui un bambino o un ragazzo si attacca a un oggetto.

Ma ti invito a guardare oltre e a farti alcune domande che riguardano la sua vita interiore.

  • Che cosa vive di così importante?
  • In che cosa si dimostra bravo?
  • Quali qualità positive vengono esplicitate dai suoi interessi?
  • Come posso rafforzarlo positivamente e far sì che provi le stesse gratificazioni al di fuori dello smartphone?
  • E se usa lo smartphone per nascondere paure o disagi, quali sono? Come posso accoglierle e accompagnare mio figlio verso una vera autonomia?
  • Come uso io lo smartphone?
  • Come ero io alla sua età? Che cosa catturava la mia attenzione?
  • E come mi sarei comportato se avessi avuto queste tecnologie? 

Come vedi, non si tratta di trovare la ricetta per lo smarphone, ma di capire sia il vissuto interiore di tuo figlio sia il tuo. E relazionarti con lui a partire da lì.

Istruzioni per l’uso

Non dovrebbe essercene bisogno, ma voglio essere ben chiara per evitare pericolosi equivoci. Questo mio articolo ha un carattere generale e ogni bambino fa storia a sé. Perciò, spero di averti dato un motivo di riflessione, ma non prendere le mie parole come una regola ferrea (il che, a ben guardare, è proprio l’opposto del “creare una relazione”).

Se vuoi approfondire l’argomento centrandolo sulla tua famiglia, contattami.