Il senso di colpa della mamma
Giudizi e convinzioni creano sensi di colpa nelle mamme e nelle donne. Come superarli e vivere serene

Incontrando donne e mamme, mi rendo conto che molto frequentemente la donna si trova oggi a vivere uno dei tre più diffusi sensi di colpa:
- non essere abbastanza presente nella vita dei figli perché mantiene un’attività lavorativa, magari cercando anche di fare carriera
- non essere adeguata al mondo del lavoro perché rivendica tempi e spazi da dedicare ai figli, oltretutto garantiti dalla legge
- non essere riconosciuta come persona normale se non intende diventare madre.
Questi tre sensi di colpa hanno a che fare con l’immagine che la donna ha di sé. Tuttavia, l’immagine di sé è anche il risultato di un fortissimo condizionamento culturale, non solo della storia personale di ogni donna.
Mentre in passato era più probabile che la donna stesse a casa, negli anni è aumentato l’inserimento della donna nel mondo del lavoro.
Io credo fermamente che ciò sia giusto e sano. Con il crescere dell’occupazione femminile è però cresciuto di pari passo il conflitto che riguarda l’essere mamma e l’essere lavoratrice. Da qui la fatica delle donne per essere presenti per i loro figli e lavorare.
Dalle mamme ci si aspetta sempre che facciano le mamme e che nel contempo lavorino. Ma non ci si rende conto che questa è una richiesta sociale enorme: devi essere pronta a rientrare al lavoro per non perderlo, però (allo stesso tempo) devi essere presente nella vita di tuo figlio: se non ci sei, che madre sei?
Nelle donne che scelgono di diventare madri cresce l’ansia, il senso di colpa e un forte senso di inadeguatezza. Sia che stiano a casa ad occuparsi dei figli sia che rientrino subito al lavoro.
Inoltre ci sono donne che vengono etichettate negativamente perché mamme non vogliono diventarlo.
La mamma lavoratrice: mi sento in colpa perché non sono presente nella vita dei miei figli e perché tengo al mio lavoro
Sia che tu, mamma lavoratrice, abbia bisogno di guadagnare sia che semplicemente ami il tuo lavoro e ti senti nella tua pelle all’interno di una dimensione professionale, la paura di perdere il lavoro è una delle paure più grandi.
Purtroppo ci sono ancora posti di lavoro che ti fanno capire (o addirittura te lo dicono chiaramente) che è meglio che non fai figli. O che ostacolano in tutti i modi il tuo rientro.
E spesso, se diventi madre, devi rinunciare a ruoli di responsabilità e alla possibilità di carriera.
Ma se tu sei tra quelle che non mollano, che non vogliono rinunciare al proprio lavoro, allora questa paura è facile che ti aggredisca dal di dentro e che sfoci facilmente in un senso di colpa verso i figli.
Il dubbio è: come posso essere una buona madre se tengo così tanto al mio lavoro? I figli non dovrebbero venire al primo posto?
La mamma presente: mi sento in colpa verso l’azienda, i capi e i colleghi perché mi prendo troppo tempo per stare con i figli
Tu, mamma che hai scelto di dare priorità ai tuoi figli, è facile che provi un senso di colpa verso l’azienda, i capi e i colleghi. Anche se non sembra, le pressioni sociali e ambientali possono essere molto forti.
Soprattutto nelle aziende fortemente improntate al profitto e al sacrificio, è facile che si consideri normale l’immolazione: tutto passa in secondo piano rispetto alle esigenze dell’azienda. Chi non si immola, è un traditore, che viene trattato come tale. Di qui, il senso di colpa.
Ma non solo: ti senti in colpa verso te stessa, perché senti di aver tradito aspirazioni legittime di realizzazione professionale.
E magari inizia a roderti dentro un dubbio: ma non è che sto buttando via la mia vita di persona, solo per chiudermi in un ruolo di mamma?
La donna non mamma: mi sento in colpa perché non sono realizzata come persona
Tu donna che hai scelto di non essere madre, che non ti senti fatta per occuparti dei figli e che hai deciso che le cose importanti per te sono altre, è facile che ti senti in colpa nonostante una decisione di grande libertà come questa.
Nonostante razionalmente tu sappia che la maternità è una scelta, che non è perché ci si sposa o si va a vivere insieme è d’obbligo diventare genitori, è facile che tu sia vittima di una spinta sociale che viene da lontano: non solo perché ti sposi o vai a convivere, ma solo perché sei donna, allora il tuo destino, il tuo scopo, è diventare mamma.
È proprio culturale: ti insegnano che questo deve essere. Che la massima realizzazione della tua vita è diventare madre.
E così, ecco il senso di colpa: sei quasi una persona sbagliata, solo perché hai deciso di essere quello che ti va di essere.
Come uscire dal senso di colpa?
Se vivi uno di questi sensi di colpa, hai due possibilità:
- continuare a viverlo, facendo finta di niente o dando la colpa a questa società ingiusta
- cercare di modificare il modo in cui tu affronti la situazione.
Per la tua felicità, io propendo per la seconda soluzione. Ecco i cinque passi che ti consiglio di compiere.
- Renditi conto che il problema esiste e che è importante. Non fare finta di niente, non minimizzare, non dire: “Passerà”. Non limitarti neppure ad addossare ad altri la colpa. È un problema grosso, che coinvolge tutta te stessa, il tuo futuro e la tua rete di relazioni. Renditi conto di questo.
- Scomponi il problema in elementi semplici. Esamina cioè tutti gli aspetti del problema, elencandoli e descrivendoli così come li senti ma nel modo più approfondito possibile. Ciò ti aiuterà a mettere a fuoco gli elementi essenziali della questione e su questi potrai lavorare.
- Parlane con persone di cui ti fidi. Spesso, se sei dentro a un problema, ti è difficile analizzarlo efficacemente. Perciò parlane con persone che ritieni solide. Non sono quelle che ti dicono che cosa fare, ma quelle che ti aiutano a capire che cosa provi.
- Se hai figli, cerca l’aiuto e il confronto con professionisti e con altri genitori. Spesso le tue idee sull’accudimento sono semplicemente frutto di tradizioni o di condizionamenti. Avere un punto di vista più libero può solo farti bene.
- Scegli il miglior compromesso per te. Spesso non è possibile fare esattamente ciò che vorresti: ci sono troppi vincoli relazionali, economici, logistici e sociali. Ma puoi scegliere il miglior compromesso per te. Ciò ti lascerà magari qualche rimpianto, ma ti permetterà di essere serena nella tua pace interiore.
Cose da tenere presenti
Sarebbe bene che tu tenessi sempre a mente alcune cose. Te le elenco qui.
- A causa di retaggi culturali, alle donne viene chiesto davvero l’inverosimile.
- Sentirsi chiamata a dare l’inverosimile porta la mamma a sentirsi spesso inadeguata. Sia che lavora, sia che non lavora, sia che si divide un po’ e un po’.
- Le mamme non dovrebbero vergognarsi di riconoscere che sono un spaventate.
- Una donna può solo essere mamma come si sente di esserlo. Bisognerebbe normalizzare un po’ il tutto, perché non esiste il modo perfetto di essere madre. L’unica è cercare di essere la madre migliore che si può essere per il proprio figlio.
- Si possono comprendere i bisogni dei propri figli. Credo che tutte le mamme siano in grado di farlo, anche se non sempre hanno la forza o la capacità di soddisfare questi bisogni: allora, però, possono cercare il miglior compromesso.
- Non tutti abbiamo davvero voglia di fare i genitori e non tutti siamo realmente portati per fare i genitori. Per molte donne la maternità non è l’unico scopo della vita. È doveroso per sé stessi lasciare cadere il senso di colpa: le aspirazioni meritano il rispetto che si dà alle donne in quanto tali, non solo come mamme.
Ai bambini fa bene sperimentare l’assenza
Le mamme che lavorano si sentono spesso in colpa perché credono di abbandonare troppe volte e troppo a lungo i propri figli. Ma non è detto che sia per forza così.
La mamma investe nella propria vita e nella propria professionalità: anche questo è un modo per insegnare ai figli a diventare grandi, ad avere degli obiettivi e ad essere persone di successo. Non è solo con la costante presenza.
Ai bambini fa bene sperimentare l’assenza, se viene accompagnato e aiutato a gestire in modo sano l’assenza della mamma.
Anche la troppa presenza non va bene, soprattutto se la mamma sente la pesantezza di questa troppa presenza: alla fine, anche in questo caso trasmette un messaggio sbagliato, cioè che il figlio è causa di sofferenza per la mamma.
Per prenderla con leggerezza
Ti segnalo una serie TV canadese. Si intitola Working moms ed disponibile su Netflix. Parla di un gruppo di donne appena diventate mamme e alle prese con i problemi comuni.
Con estrema leggerezza vengono trattati i temi che riguardano la maternità:
- i permessi
- il rientro al lavoro
- l’allattamento
- la depressione post parto
- il ruolo dei padri
- le coppie lesbiche
- le crisi della coppia
- le madri che fanno fatica a innamorarsi dei loro figli e non riescono a prendersene cura.
È un modo leggero per parlare di problemi importanti. E di far capire che le donne possono non essere sole con questi problemi.